Post by NemoPost by NemoImho il punto non è questo. Bisogna chiedersi A CHI è capace di
insegnare!!!
Non sono d'accordo al 100%: un vero maestro dovrebbe saper insegnare a
chiunque.
Molto interessante davvero, ma IMHO (lo scrivo una volta sola ma fai come
se
Post by Nemolo dicessi ad ogni frase) hai ragione e torto allo stesso tempo. Per me è
l'allievo che elegge il suo maestro e non il contrario. Chi insegna
trasmette al di là di chi recepisce. Vero è che bisogna adattare
l'insegnamento alle caratteristiche fisiche e psicologiche dei singoli
allievi, ma il messaggio è sempre lo stesso, cambia il linguaggio della
trasmissione. Si può insegnare a chiunque ma non tutti vogliono o possono
recepire il ns insegnamento. Non trovi? Per questo il problema è spesso
non
Post by Nemotanto come insegno, o cosa insegno, ma a chi e con che linguaggio insegno.
Le due volte che ho incontrato maestro kobayashi in vita mia (direttamente
intendo) non ho capito esattamente tutto di ciò che spiegava, ma la mia
elezione era chiara.
Idem per me con Tissier :-)
Post by NemoSono stato io a decidere di aderire a quella scuola ed
a quel tipo di insegnamento dell'Aikido. Altri hanno preso altre strade,
ma
Post by Nemoquesto non significa che l'insegnamento fosse puro. Continuando
nell'esempio
Post by Nemodi prima, alcuni maestri sono come Renoir, le tecniche mostrate i loro
dipinti, noi il pubblico che decide se pagare il biglietto del museo
oppure
Post by Nemono (magari attendendo di avere sufficienti conscenze per accedere alla
mostra). Ma il quadro è sempre là, è il quadro l'opera, non la spiegazione
della sua struttura. Insegnare per me è sopratutto mostrare la tecnica. Se
ci vuole tempo agli occhi ed al corpo per capire appieno, no problem,
nessuno ci corre dietro. Non trovi? Fammi sapere.
Se permettete mi inserisco.
capisco e condivido il tuo pensiero, ma fino ad un certo punto.
Credo che la cosa più importante sia la trasmissione dei meccanismi basic
della pratica (la cosiddetta base!), di lì la costruzione dell'impalcatura
didattica su cui montare
la tecnica.
La cosa più interessante è anche la creazione di un livello base per ogni
grado; a mio giudizio esistono
lavori che costituiscono la base per il 4°, 5° e 6° dan, naturalmente
incomprensibili per un grado molto
inferiore (come un 1°-2° dan).
Altra cosa necessaria da considerare è che (fatte le debite eccezioni) il
praticante medio si allena al max
per 4/5 ore settimanali, non sufficienti per una completa trasmissione
diretta senza dovuta didattica.
Mi spoiego meglio, se siamo uchi deshi di un Maestro, o se cmq gli
dedichiamo tutto il nostro tempo a disposizione
(un pò come ha fatto il M°Cognard con il M°Kobayashi) abbiamo ottime
possibilità di assimilare i principi dell'insegnamento,
ma se siamo principianti che lo vedono 3 volte a settimana....
Alessio